giovedì 30 dicembre 2010

Buone festività!

Lotta Universitaria Tor Vergata è lieta di augurare a tutti voi ed alle vostre famiglie i più sentiti e cari auguri di 
Buon Natale
e
Felice Anno Nuovo 2011

martedì 14 dicembre 2010

ci siamo

Ci siamo, finalmente. è giunta l'ora della rinascita del Paese. Il tutto è in mano ad un manipolo di parlamentari indecisi, che oggi, dopo aver "guardato nella loro coscienza durante l'arco dell'intera nottata", decideranno se dare o meno la fiducia a questo governo e, QUINDI se continuare o meno questa legislatura liberal-leghista dalle riforme inutili, ad personam e tremendamente impopolari. Sul piatto della bilancia, però, non ci sono solo una legislatura ed il suo destino: c'è IL FUTURO di un'intero paese, il nostro paese, stufo e martoriato da vent'anni di sudditanza americo-giudaico a livello economico finanziario, fanalino di coda dell'UE in temi quali occupazione e diritti dei lavoratori, nonchè di paghe finanziarie. solo in una cosa l'Italia è sempre stata ai vertici: nelle tasse. E tasse per cosa, poi? Quasi esclusivamente destinate ai costi della politica. Una massima nostrana vuole che l'italiano medio lavori fino a luglio per pagare la politica del suo paese: questo, in un paese come il nostro, che vanta di essere tra i primii 8 a livello mondiale (ECONOMICAMENTE PARLANDO) NON DOVREBBE MAI SUCCEDERE. MA QUESTA è L'ITALIA, e NON STUPIAMOCI PIù DI NULLA...ATTENDIAMO CON ANSIA L'ESITO DI QUESTA ENNESIMA RINASCITA DEL PAESE, SPERANDO DI RILANCIARLO LASCIANDO ALLE SPALLE, SPERIAMO UNA VOLTA PER TUTTE, BERLUSCONI E TUTTO QUESTO RIMPASTO DELLA PRIMA REPUBBLICA CHE, CON ARIA DI CAMBIAMENTO, NEL '94 SI AUTO AFFIBIò IL NOME DI "SECONDA"...GENTE NUOVA DOVRà PRENDERE IL LORO POSTO, E CAMBIARE IL FUTURO DI UN PAESE SULL'ORLO DEL BARATRO. E' UNA DI QUELLE OCCASIONI CHE CAPITANO OGNI CENT'ANNI. INCROCIAMO LE DITA E CONTINUIAMO A SOGNARE!

mercoledì 1 dicembre 2010

UNIVERSITA': FORZA NUOVA, GIUSTE PROTESTE DDL VA RITIRATO.

(AGI) - Roma, 30 nov. - Anche da destra no alla riforma dell'universita'. Il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, afferma: "Le proteste in corso contro la riforma Gelmini sono sacrosante. La voce degli studenti, veri proprietari delle scuole e universita', va ascoltata. Il ddl deve essere immediatamente ritirato, ci sara' una ragione se tutti gli studenti da destra a sinistra manifestano uniti". (AGI)

( da http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201011301701-eco-rt10344-universita_forza_nuova_giuste_proteste_ddl_va_ritirato)

martedì 30 novembre 2010

Occupata la facoltà di Lettere.

Occupata la facoltà di lettere dai collettivi della sinistra-antagonista di TorVergata. Seppur appoggiando pienamente la rivolta in atto, troviamo quantomeno inutile e paradossale che un'intera facoltà debba piegarsi al volere di 10 individui, i quali, non scendendo a compromessi, rendono impossibile il normale svolgimento della didattica a tutti gli studenti.

RICORDIAMO CHE GLI STUDENTI PAGANO LE TASSE, E CHE L'UTILIZZO DELLE AULE E LA POSSIBILITÀ DI SEGUIRE LE LEZIONI È UN LORO DIRITTO.

Troviamo che una occupazione "simbolica" (o uguale alla seguente, ma con la possibilità di far svolgere le poche lezioni ancora attive ai ragazzi -molti dei quali pendolari-) sarebbe stata più giusta e quantomeno consigliabile. Ma, d'altronde, quando si cerca di instaurare un dialogo con beceri individui, famosi più per la loro INTOLLERANZA verso il "diverso" (politicamente parlando)...c'è da stupirsi?

lunedì 29 novembre 2010

“Riforma” Gelmini. Dopo la scuola, cala la mannaia sulle Università

ROMA – I tagli forsennati introdotti dall’attuale Governo rischiano di precludere alle Università italiane perfino la stentata sopravvivenza.

È questo, in parole povere, il grido di allarme lanciato dalla maggior parte dei Rettori. Soltanto le tre Università romane (la più antica “Sapienza”, “Tor Vergata” e “Roma tre”) hanno accusato, nel 2009, un deficit di 70 milioni di euro. Se rimarrà la ripartizione degli anni trascorsi, sui 400 milioni di finanziamenti aggiuntivi disposti dalla ultima legge finanziaria, agli atenei romani ne arriveranno non più di 30 ed il deficit arriverà a 40 milioni.
Il Rettore di Tor Vergata Renato Laura afferma: «Viviamo tra mille difficoltà e ci stiamo impegnando per avere risorse extra come i contratti internazionali di ricerca o ridurre i corsi di laurea, azzerandone qualche decina. Ma una "riforma a costo zero" come si sente dire in giro è una cosa che fa morire dal ridere».
È la mannaia del centrodestra di governo che sta gettando nel caos l’intero sistema di istruzione pubblica italiana.

La “riforma" Gelmini
Dopo quella sulle scuole superiori, che entrerà in vigore a settembre, è in discussione al Senato il disegno di legge governativo che dovrebbe modificare completamente gli atenei italiani e che potrebbe essere approvato entro la prossima primavera.
Leggendo il testo del disegno normativo una cosa balza subito agli occhi: l’utilizzazione, ripetuta come un mantra, della formula “senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”. È il modello di base, lo schema del pensiero unico tremontiano che la ministra non può che fare suo: quello di inibire qualsiasi finanziamento agli studi universitari e alla ricerca, anzi, tagliare forsennatamente fino al punto di mettere a rischio qualsiasi ambito di operatività per i docenti e le strutture universitarie.
D’altronde, l’Italia, anche in questo campo, sta rapidamente conquistando il non ambito posto di fanalino di coda dell’Europa in materia di ricerca. Nell’autunno scorso sono state assegnati i finanziamenti europei per la ricerca e il nostro Paese è stato superato praticamente da tutti gli altri, perché il criterio di assegnazione è stato quello della percentuale degli investimenti pubblici che ciascuno Stato europeo destina alla ricerca e in Italia è l’1,1%, inferiore a quello della Svizzera (2,9%), dell’Olanda (1,8%), mentre siamo stati sorpassati anche da Spagna, Slovenia, Irlanda, Repubblica Ceca.
 
Finanziamenti agli atenei più meritevoli
Per giustificare i tagli al sistema universitario, il Governo mette in campo la parola magica, quella utilizzata da sempre per destrutturare il sistema di istruzione pubblica: il merito. E così, sottintendendo che, fino ad ora, sono andati avanti soprattutto i raccomandati e quindi i non meritevoli, si prospetta un futuro nel quale solamente le Università più sparagnine e con i professori più meritevoli, secondo una speciale classifica stilata dallo stesso Ministero nello scorso luglio, potranno usufruire di più finanziamenti. Atenei, ad esempio, come quello di Trento (classificatosi al primo posto), seguito dal Politecnico di Torino e da quello di Milano. Le altre Università dovranno arrangiarsi e, addirittura, chiudere perché non meritano nemmeno più di esistere, con buona pace dei rispettivi bacini di utenza e del diritto allo studio della popolazione studentesca. Ma la classifica stilata dal Ministero è stata pesantemente contestata dai Rettori delle Università di Parma e Macerata secondo i quali il metodo di calcolo seguito dal Ministero è sbagliato.


Ancora una volta, quindi, per ripareggiare i conti in rosso dello Stato, si va a cercare di tagliare li dove non si dovrebbe mai, ovvero nell'istruzione, forti anche del sicuro tornaconto che esso produrrà a livello globale nel futuro:

- SCUOLE PUBBLICHE =
+ SOLDI NELLE CASSE DI QUELLE PRIVATE;
+ RAGAZZI IMPOSSIBILITATI A FREQUENTARE LE SCUOLE SUPERIORI A QUELLE DELL'OBBLIGO, E QUINDI
+ IGNORANTI = POPOLO PIÙ FACILMENTE GESTIBILE, MAGGIORE FACILITÀ A CREARE UNA ÈLITE DI POCHI FIGLI DI PAPÀ E MAGGIORE FACILITÀ A PIAZZARLI NEI POSTI DI COMANDO PER "MERITOCRAZIA".

INSOMMA....BENVENUTI NELL'ITALIA DI DOMANI!

martedì 23 novembre 2010

E la scuola dove va?


Oramai sta divenendo una triste abitudine del malcostume italiano adattato all'ambito politico quello di dichiarare, ad ogni finanziaria, tagli su servizi che, anche il più inetto e superficiale dei cittadini, riterrebbero SACROSANTI E FONDAMENTALI in uno stato dove non è che la pressione fiscale e le tasse siano bazzegole. Eppure, come già detto, sta diventando un'abitudine: ad ogni finanziaria il ministro Tremonti annuncia tagli dei finanziamenti alle scuole (private e pubbliche), salvo poi rimangiarsi i tagli ai privati il mattino seguente. E si poteva esimersi dal continuare tale tradizione anche quest'anno? Certo che no.
La sceneggiata è puntualmente replicata anche quest'anno (taglio previsto di 250 milioni di euro ed immediato <<DIETROFRONT!>> senza neanche il minimo sforzo da parte di quelle che, oramai, potremmo tranquillamente chiamare  "gerarchie scolastiche" che hanno grandi interessi nel mantenere aperte (a spese dello Stato) i loro istituti privati (i quali, a dirla tutta, camperebbero più che dignitosamente anche con i soli introiti provenienti dalle salatissime rette, alle quali i "papi" di novelli pariolini sono "obbligati" per garantire un'istruzione "fuori dalla massa" ai loro cucciolotti, troppo  borghesi per esser mescolati alla marmaglia di una scuola pubblica.
E naturalmente, mentre la scuola privata si prende la sua consistente fetta di torta invariata, rimangono, in tutta la loro drammaticità, i tagli alla scuola pubblica, a cui vengono sottratte anche le ultime bricioline rimaste a conferma dell'intenzione di questo governo di centrodestra di spingere sull'acceleratore in direzione di una totale privatizzazione della scuola, della ricerca, della sanità, dei trasporti ed in tutti gli altri settori (della conoscenza e non solo) che un tempo erano giudicati senza scandalo COSA PUBBLICA. Beni che ogni stato con la "S" maiuscola si guarderebbe bene dallo svendere al miglior offerente; ma non in Italia.

E s'è vero che il mito s'incarna nella lotta, la gente di questo stato dovrebbe dilaniare l'immobilismo che la contraddistingue da anni, ribellarsi e scendere in piazza davanti l'ennesimo sopruso subito o programmato, che come una scure si agita sulle teste delle generazioni che verranno: È QUESTA L'ITALIA CHE VOGLIAMO LASCIARE AI NOSTRI FIGLI?